In questi giorni di elezioni, nei bar tanto cari all’italiano medio non s’è parlato d’altro che degli effetti della politica e di coloro che sono seduti sulle comode poltrone di Montecitorio sull’attuale scenario italiano e sull’economia attuale [ma scusa, che bar frequenti? Da me si parlava di SuperMario].
Io voglio sdoganare un tabù, andare contro corrente, e guardare a noialtri (magari riprendendo un po’ quel che ha fatto Bisio durante il Festival di Sanremo) [evita di imitare Crozza a Sanremo se puoi].
Osservando questo video trovato in rete (che vi suggerisco di guardare al termine per non perdere il filo del discorso), e leggendo la crescita del PIL delle nazioni dell’Europa alta e degli stati extraeuropei denominati BRIC, mi viene da riflettere che ci sia qualcosa che non va nel nostro amato Paese.
Qualcosa che va oltre la politica e le scelte di coloro che sono al governo (o meglio, richiama anche loro, ma non come causa principale).
Partiamo con un flashback: 2002, me lo ricordo benissimo, era il periodo in cui andavo dalla paninara prima che suonasse la campanella della ricreazione per prendere la famigerata lista dei panini.
Arrivavo lì, lista ben definita, ordinata, e lo strano pagamento ibrido fatto di lire ed euri (non s’era ancora definito il plurale, e quindi più di qualcuno si divertiva a chiamarli euri).
Lì per lì, sotto gli occhi di tutti, il cambio era uguale: 1936 (che mi ricordo perché è la data di nascita di mio nonno, e anche quella di Berlusconi, che però non è mio nonno),27.
Quel panino che costava 1.200 lire era andato a 60 cent.
Era stata una conversione pulita, anzi la paninara l’aveva pure arrotondata per difetto, sessanta invece di sessantadue centesimi [ti avrà messo una fetta di prosciutto in meno].
Mi ricordo che in quel periodo, l’allora Governo Berlusconi aveva mandato a casa di tutte le famiglie italiane una simpatica calcolatrice per fare la conversione, al tempo si ragionava tutti in lire.
Le conversioni al supermercato erano corrette, precise, tutti i prezzi erano sotto l’attento controllo dell’italiano, abituato a fregare, e sospettoso su tutto dunque.
I primi mesi passarono, e finita la forte attenzione alla conversione, gli abili commercianti, coscienti che i clienti avevano ancora nei ricordi i prezzi in lire hanno cominciato a gonfiare, lentamente, i prezzi [io me ne ero accorto, l'avevo detto io].
Secondo alcune statistiche pare che un lento e graduale aumento dei prezzi, non venga percepito dal consumatore, il quale, molto spesso ignaro di tutto veniva abilmente reso felice con sconti e promozioni, tali appunto a nascondere il graduale aumento.
Fatto sta che dieci anni dopo, contando su un’inflazione lenta e graduale, i prezzi sono arrivati al recriminato 1€=1000lire che tanto facile veniva da calcolare, e la cui componente psicologica aveva raggirato con il 0,99: meno che uno intero, meno che mille intere [beh, ma un euro non sono mille lire? Mi confondi..].
L’abile commerciante, il produttore, e chiunque avesse possibilità di accedere al magico regno dei prezzi, ha dunque sfruttato la facile leva psicologica, buttandosi a braccia aperte sul facile guadagno di breve periodo.
Si sa, finchè le cose vanno bene, tutto tace: siamo fatti così in Italia.
Iniziamo a parlare non appena i consumi si bloccano, non appena la domanda cala, magari a fronte di una crisi globale, a nuove tasse, ad un minore potere d’acquisto che s’era già corroso con il tempo.
Il video suddetto invece, ci mostra come ci siano state situazioni (in primis la Germania) dove i prezzi sono rimasti pressoché invariati da prima del cambio, magari per la paura tedesca verso l’inflazione, magari per un impegno sociale o uno sguardo profittevole di lungo periodo. In questi casi, il PIL è sceso durante la crisi, ma è riuscito a rialzarsi velocemente, perché il potere d’acquisto è rimasto intatto, non si è corroso.
Magari è solo un caso, uno dei tanti perché, però quel che raccolgo da queste riflessioni a voce alta, è che il gioco nel breve periodo non paga, nemmeno in questo caso.
Coloro che si sono fatti prendere da facili rincari possono essere incriminati come una delle cause dell’attuale abbattimento dei consumi, e come dice un vecchio proverbio: chi è causa del suo mal, non pianga se stesso.


2 commenti:
L'euro è la scusa che usano i politici perchè sanno che è un argomento molto "populista". In realtà la perdita del potere d'acquisto era già in atto e si sarebbe verificata lo stesso. Che poi i commercianti abbiano fatto di tutto per approfittarne....
Si, è la mentalità del breve termine sotto accusa in questo caso: commercianti, politici, uomo medio
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