Tutto credo parta dalle lezioni di inglese alle superiori, quando la professoressa, fatti 20 gli alunni nella classe, dedicava ben oltre il 60% del proprio tempo per aiutare coloro che non si applicavano, non interagivano, ed erano palesemente disinteressati alla materia, a fronte del raggiungimento del caro 6 politico.
Doppie interrogazioni, recuperi, ed altro tempo utilizzato per portare avanti la carrozza finale, piuttosto che per dar carbone alla motrice.
Da lì poi si è diramato nelle altre materie, ovvio, anche se all'università è sembrato che l'idea di dobbiamo far passare tutti così tanti si iscrivono al nostro istituto e noi abbiamo più fondi dallo Stato, avesse lasciato il passo ad una chiara meritocrazia sul passa chi è preparato, per ripetere ci sono i ricevimenti.
Con questa filosofia dunque, una certa mediocrità che accompagna il sistema istruttivo sembrava essere passata, ed un trattamento equo pareva raggiunto.
Ora però, osservando l'evoluzione del web, degli smartphone, della cultura verso la lingua estera, l'inglese, ad altre situazioni del facciamo andare avanti tutti, appassionatamente, sto tornando a riflettere sulla questione.
La domanda è, dunque:
fino a che punto l'essere solidali con gli altri può essere tollerato al costo di perdere in progressione ed evoluzione?
Pare brutale come domanda, però pensata a fondo, non lo è poi così tanto.
Pensiamo a tre esempi:
- coloro che negli anni passati sono riusciti ad avere titoli/diplomi tramite questi usi ed ora ricoprono cariche importanti e di responsabilità, tappando il posto a giovani brillanti e facendo scelte mediocri e opinabili
- coloro che non hanno mai subito una bocciatura, e sono cresciuti con l'idea che tanto, in qualche modo, alla fine andrà sempre tutto bene
- coloro che sono talmente sicuri che ci sia qualcuno disposto e pronto ad aiutarli tanto da non fare alcun tipo di ricerca personale ma domandare a terzi
Il problema a mio avviso, sta nel fatto che se un soggetto non è bravo nel fare una cosa, non bisogna a tutti i costi fargli credere che lo sia, bensì è indispensabile che egli capisca che magari non ha talento verso quel tema, materia, attitudine, e che quindi per arrivare a livelli sufficienti dovrà impegnarsi molto di più.
A maggior ragione questo gli darà la forza per ricercare il proprio talento in altri settori, dove potrà, diversamente, eccellere.
Così facendo dunque, dando carbone alle motrici, si potrà puntare ad eccellenze future in determinati campi, settori, temi, e ad avere ottimi risultati di cui tutti potranno giovare.
Così nella vita, come nel teatro quindi, un primo applauso per l'impegno a fine spettacolo va fatto, ed è un segno di rispetto, ma al tempo stesso, alla ricomparsa del cast, il livello di congratulazioni dovrà essere in proporzione all'effettivo livello del rappresentato, in modo da far capire qualora non sia piaciuto, se occorra migliorare, e dare spunti per farlo.
Sono convinto quindi, che per uscire da uno stato di mediocrità, che ammazza il paese, agevola gli ultimi e fa scappare i primi, occorra attuare qualche bocciatura in più, ed aumentare la consapevolezza dei propri mezzi e dei propri talenti: laddove c'è una porta, e vogliono passare tutti, alla fine non entrerà neppure chi ha le chiavi.


2 commenti:
Che poi il dramma non è solo per la scuola, in molti campi vige un concetto buonista e un pò comunista che "dai alla fine qualcosa ha fatto/..però mi sta simpatico!". Gli italiani hanno il cuore d'oro! Uffici pubblici, lavoro (il privato un pò si salva), perfino relazioni sociali...e poi se proprio non sei bravissimo basta una (soft) raccomandazione o pagare un pò (vedi CEPU). Per me questa è la principale causa che ci ha portato dove siamo ora. Forse sta a noi, ora che le maglie si sono strette un pò, far vedere alla generazione che ci ha preceduto che no, non è tutto facile. E chi non vuole fare fatica sta semplicemente giù dalla barca.
I
Esatto, hai colto molto bene i concetti che volevo esprimere.
Il punto di partenza era la scuola, proprio perché sono convinto che certi modi di fare e di vivere vengano proprio da li.
Questa crisi deve essere uno strumento per modificare qualcosa, almeno in ottica futura.
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